ORSANTE

Di e con Matteo Vignati
Regia Matteo Vignati
Disegno luci Matteo Vignati e Matteo Minutola
Costumi Tiziana Varisco

ORSANTE

Ultimo è un orsante: un domatore di orsi.
Ceduto dal padre ancora bambino alla compagnia circense di Tonio Bernabò, viene a sapere
che la madre sta per morire e dopo anni fa ritorno alla casa natale. Ma quando arriva, ormai, è
troppo tardi e la veglia è già allestita, per quella madre a cui ha pensato e ripensato, nel corso
di un’intera vita, per riuscire a farsi forza in una realtà ostile e violenta.
Nessuno tuttavia sembra riconoscerlo né tantomeno ricordarsene: come se, dal giorno della
sua partenza, la madre non avesse mai più parlato di lui… come se non fosse mai
esistito. È allora che, istintivamente, sulla cima di quella salita da cui tutto ebbe inizio, Ultimosi ferma e racconta la sua storia, ripercorrendo le tappe di un viaggio durato quasi vent’anni.
Lo fa nell’unico modo che conosce – quello dei cantastorie – ma con l’intenzione di far luce sul
suo passato: mia madre ha mai parlato di me? Mi ha mai amato come l’ho amata io? Sapeva
che ero stato venduto?
In un monologo fisico, dal ritmo incalzante e forsennato, Ultimo traccia la geografia emotiva
di un viaggio di formazione e allontanamento, con le avventure – a volte esaltanti, a volte
tragicomiche, a volte durissime – della sua vita girovaga dalla via Emilia fino ai confini dell’Asia:
l’intimo rapporto con l’orsa che ha imparato a domare; la solitudine che si può leggere nei suoi
occhi, come se anche lei rimpiangesse un mondo dimenticato, una madre lontana; e poi gli
spettacoli, il vivere di elemosina, la Grande Guerra, la fuga dal suo aguzzino… fino a divenire
egli stesso Orsante, padrone di sé e della sua orsa.
Solo al termine del racconto, giungerà la tragica consapevolezza. Ma così facendo, Ultimo
comprenderà anche la vera ragione del suo viaggio.
Testimonianze di un mondo antico
Sono poche le testimonianze ancora esistenti del fenomeno migratorio dei cosiddetti orsanti e
bestianti. Questi artisti di strada, musici e girovaghi, mossi inizialmente dalla necessità e malgrado
la povertà di mezzi, riuscirono nel tempo ad aprire e consolidare vie di comunicazione e scambio tra
i continenti, ma la loro storia resta sconosciuta ai più.
Partendo dai pochi documenti rimasti e dagli scritti autografi contenuti negli archivi e nei musei
dedicati – lettere ai familiari o alle autorità, diari, contratti di noleggio e vendita, carnet di viaggio –
si è voluta ricreare la particolare lingua degli Orsanti: una sorta di koinè, che alle sonorità del
dialetto appenninico mescola parole straniere e soprattutto un loro specifico argot. Una lingua
“teatralissima”, che riflette lo spirito trans-nazionale e clandestino di questi antichi girovaghi.
Giocando sulla bestialità insita nell’essere umano, con un ardito montaggio drammaturgico e
violenti effetti di luce, lo spettacolo passa rapidamente da scene di forte intensità emotiva a
momenti irrimediabilmente comici, unendo rimandi all’attualità – guerra, specismo, legame con la
Natura – a tematiche più intime e toccanti, quali l’emigrazione e il rapporto con le proprie origini.

Date dello Spettacolo

Verdello, Parco comunale, Via Cavour 23/A

Giovedì 16 Luglio, 21:15

In caso di maltempo Centro civico “Sala F. Abbiati”, Via Cavour 23/A