ORSANTE
ORSANTE
Ultimo è un Orsante: un domatore di orsi. Ceduto dal padre ancora bambino alla compagnia circense di Tonio Bernabò, viene a sapere che la madre sta per morire e dopo anni fa ritorno alla casa natale. Ma quando arriva, ormai, è troppo tardi e la veglia è già allestita, per quella madre a cui ha pensato e ripensato, nel corso di un’intera vita, per riuscire a farsi forza in una realtà ostile e violenta. Nessuno tuttavia sembra riconoscerlo né tantomeno ricordarsene: come se, dal giorno della sua partenza, la madre non avesse mai più parlato di lui… come se non fosse mai esistito. È allora che, istintivamente, sulla cima di quella salita da cui tutto ebbe inizio, Ultimo si ferma e racconta la sua storia, ripercorrendo le tappe di un viaggio durato quasi vent’anni. Lo fa nell’unico modo che conosce – quello dei cantastorie – ma con l’intenzione di far luce sul suo passato: mia madre ha mai parlato di me? Mi ha mai amato come l’ho amata io? Sapeva che ero stato venduto?
In un monologo fisico, dal ritmo incalzante e forsennato, Ultimo traccia la geografia emotiva di un viaggio di formazione e allontanamento, con le avventure – a volte esaltanti, a volte tragicomiche, a volte durissime – della sua vita girovaga dalla via Emilia fino ai confini dell’Asia: l’intimo rapporto con l’orsa che ha imparato a domare; la solitudine che si può leggere nei suoi occhi, come se anche lei rimpiangesse un mondo dimenticato, una madre lontana; e poi gli spettacoli, il vivere di elemosina, la Grande Guerra, la fuga dal suo aguzzino… fino a divenire egli stesso Orsante, padrone di sé e della sua orsa. Solo al termine del racconto, giungerà la tragica consapevolezza. Ma così facendo, Ultimo comprenderà anche la vera ragione del suo viaggio. Testimonianze di un mondo antico. Sono poche le testimonianze ancora esistenti del fenomeno migratorio dei cosiddetti orsanti e bestianti. Questi artisti di strada, musici e girovaghi, mossi inizialmente dalla necessità e malgrado la povertà di mezzi, riuscirono nel tempo ad aprire e consolidare vie di comunicazione e scambio tra i continenti, ma la loro storia resta sconosciuta ai più. Partendo dai pochi documenti rimasti e dagli scritti autografi contenuti negli archivi e nei musei dedicati – lettere ai familiari o alle autorità, diari, contratti di noleggio e vendita, carnet di viaggio – si è voluta ricreare la particolare lingua degli Orsanti: una sorta di koinè, che alle sonorità del dialetto appenninico mescola parole straniere e soprattutto un loro specifico argot. Una lingua “teatralissima”, che riflette lo spirito trans-nazionale e clandestino di questi antichi girovaghi. Giocando sulla bestialità insita nell’essere umano, con un ardito montaggio drammaturgico e violenti effetti di luce, lo spettacolo passa rapidamente da scene di forte intensità emotiva a momenti irrimediabilmente comici, unendo rimandi all’attualità – guerra, specismo, legame con la Natura – a tematiche più intime e toccanti, quali l’emigrazione e il rapporto con le proprie origini.
Date dello Spettacolo
Verdello, Parco comunale, Via Cavour 23/A
Giovedì 16 Luglio, 21:15