DESIDERA FESTIVAL - BERGAMO

Sempre più spesso nei nostri discorsi fa capolino una frase: come se non ci fosse un domani. Questa espressione è diventata rapidamente virale perché non è soltanto un modo di dire.

Si spende sempre meno in cibo e sempre più in vacanze. Abbiamo sempre voglia di andar via. Una sottile disperazione si affaccia dentro le pieghe del quotidiano ed esplode nel cosiddetto “tempo libero”. La violenza quotidiana, documentata dai tg ma poi moltiplicata e quasi pubblicizzata da film e telefilm trasmessi a tutte le ore, testimonia questo disagio. L’arte, che rappresenta lo spazio della liberazione, ne registra lo strazio, ne mostra la forza dirompente e distruttiva, riflette e fa riflettere su ciò che domina, forse inconsapevolmente, la vita di ogni giorno. Anche la vulgata da bar ripete i soliti refrain: la cultura costa, non ci sono più le risorse, il divario tra ricchi e poveri aumenta, i nostri figli staranno peggio di noi, i cervelli sono in fuga, il posto fisso non c’è più…


Eppure...


DeSidera compie 15 anni. 15 anni di incontri, di serate indimenticabili, di fatica, di compagni di viaggio, di amici.

15 anni fa tutto questo non sembrava un valore, ma soltanto un “extra”. Poi, dopo 15 anni di speculazione selvaggia che ha prodotto povertà e sfiducia, anche gli economisti hanno cominciato ad accorgersi che la gratuità e la bellezza sono voci determinanti non solo dal punto di vista morale o spirituale, ma anche da quello economico.

Abbiamo attraversato 15 anni, quasi tutti dentro la crisi e il pessimismo, e dopo 15 anni possiamo dire: viva il Teatro.


In un panorama culturale che oscilla tra il cinismo e una disperata vitalità, esistono sempre – anzi, crescono di numero - semi di speranza, piccoli barlumi, magari stelle nella notte. E allora val la pena di lavorare, di piantare quei semi. Perché, come diceva il grande poeta Giorgio Caproni: la bellezza mette voglia di fare, di lavorare.


In questo lavoro non siamo soli. Senza aver mai chiesto certificati politici, religiosi o ideologici di nessun genere, in questi anni abbiamo incontrato tanti imprenditori, insegnanti, preti, pubblici amministratori, direttori di fondazioni e associazioni culturali – insomma: persone che hanno condiviso la nostra salda fiducia.

E i luoghi di bellezza in cui portiamo gli spettacoli si offrono come scenari ideali, o come – direbbe Eliot – come correlativo oggettivo di questo cammino.

Gabriele Allevi
Luca Doninelli